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Lodivecchio Mese

via della Pace, 4, Lodi Vecchio, Italy
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Mensile di informazione e proposta per Lodi Vecchio nel territorio

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com NATURALEZZA

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com BUONA PASQUA!

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com VIVERE IN VETRINA Assisto con sconcerto e disorientamento alla perenne telenovela di Fedez e della gentile compagna, in occasione della nascita del primogenito. Puoi cercare in tutti i modi di starne alla larga ma, ahimè, il racconto infesta siti internet, pagine dei giornali ed i servizi televisivi. È una campagna metodica, battente, fatta con scientifica precisione: quella di immortalare ogni attimo della vita del pupo e dei due neo genitori… ogni giorno un gesto, uno sguardo, una diversa inquadratura. C’è il senso di una presenza costante, immobile, quasi ossessiva; un’esposizione all’obiettivo della telecamera che è talmente continua da divenire un po’ stucchevole. Mi chiedo: perché uno si presta ad un tale gioco? Difficile da dirsi... Potrebbe essere una forma di narcisismo eccessivo, un bisogno compulsivo di essere sempre al centro dell’attenzione, di mostrare e di mostrarsi, in una perenne “candid camera” che trascende ogni limite e confine. Si trasforma in una specie di “pornografia dei sentimenti”: ogni gesto, ogni carezza, ogni abbraccio diviene occasione per riaccendere l’attenzione morbosa dei media sulla propria vicenda. È come vivere in una vetrina dei grandi magazzini: la tua vita diviene un prodotto da vendere, un bene di consumo, da godere finché ce n’è. Una volta questa cosa la si sarebbe chiamata in un modo solo: mancanza del pudore. Badate bene: il pudore non è affare da educande impacciate e timide. Non ha nulla a che vedere con il sentimento della vergogna: il pudore esprime il senso del proprio valore e della propria dignità che non può divenire oggetto di appetiti e voglie improprie. Il pudico è chi sa che la propria persona non è riducibile ad una certa “quantità” di carne e di pelle e che il velamento del proprio corpo serve a sancirne la irriducibile trascendenza. Vi è pure una seconda ipotesi plausibile per tutta questa ostentazione: il denaro, il solito ed eterno dio soldo. Può essere… ma sarebbe davvero triste una coppia che “vende” il proprio figlio per aumentare le proprie entrate, quasi fosse uno spettacolo da baraccone da mostrare ed esibire. Lo so… faccio fatica ad ambientarmi nel nuovo contesto social… Per me un abbraccio mantiene un sapore di miracolo e di estasi; il sorriso di un bambino appena nato conserva il gusto di un Accadimento di Grazia… mi disturba questa banalizzazione dei sentimenti e commercio degli affetti. Mi pare un suk deprimente e degradante da cui tutti ne usciamo, in qualche modo, sconfitti.

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Cambio della guardia ai vertici dell'associazione Fratelli Sea Onlus di Lodi Vecchio. Matteo Beghi è il nuovo presidente che subentra allo "storico" Simone Fabiano. Le interviste di Federico Cantaluppi sul numero di Marzo che trovate in edicola.

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In anteprima la prima pagina di Lodivecchio Mese (numero di Marzo 2018) che sarà nelle edicole a partire da domani pomeriggio. Buona lettura!

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com IN CIRCOLO Ogni dono che riceviamo è un prestito in attesa di restituzione. Quando la vita ci regala in modo magnanimo e gratuito qualcosa, sta solo anticipando un bene nell’attesa che, in una prossima occasione, lo si possa rendere. C’è sempre una circolarità in questo processo, una reciprocità, un commercio che prevede l’accoglienza ed il dono, la ricezione e la trasmissione. Succede a tutti che, in alcuni momenti, ci troviamo destinatari di un dono inaspettato ed eccedente: non è stato frutto di una conquista o di un impegno, ma esito di una liberalità magnanima dell’esistenza. A volte si tratta di persone che incontriamo, di momenti di densa gioia, altre volte di apprezzamenti, saluti, riconoscimenti, piccole benedizioni che troviamo, quasi per miracolo, sulla nostra strada. Ci sentiamo così destinatari di qualcosa di immeritato e di copiosamente eccedente. Non illudiamoci: sono solo prestiti a tempo, che non aspettano altro che di essere restituiti. Non sai bene quando, dove o come… non è tutto chiaro, il meccanismo non è noto nella sua modalità concreta. Di una sola cosa possiamo essere certi: che il momento della restituzione accadrà, che verrà il tempo in cui potremmo ridare ciò che abbiamo avuto in uso. E accade pure che questo momento che “chiude il cerchio” accada quando meno te lo aspetti; addirittura quando succede talvolta non te ne rendi nemmeno conto. Realizzi che esso è magicamente successo solo dopo che è passato! Mi accade spesso che, dopo aver gustato la gioia di un dono verso qualcuno, dopo averci pensato su, debba ammettere a me stesso che no, non di dono si tratta, ma di una semplice restituzione. E così confessare che la vera stranezza non sta tanto nell’atto del donare, nel fatto che tu ne sia capace; la singolarità consiste in tutto quel tempo in cui la vita ti ha consegnato un bene, ritenendoti un custode affidabile, un amministratore oculato, nella sola attesa che, prima o poi, tu possa trovare la forza e la grazia per rimetterlo in circolo

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com I SOLDI NON FANNO LA FELICITA’… O FORSE SI? Come ogni anno, in occasione della Giornata mondiale della felicità che si celebra il 20 marzo, l’ONU pubblica il World Happiness Report. Si tratta di una specie di classifica che “misura” il livello di felicità dei vari Paesi. Vengono presi in considerazione una serie di indicatori: reddito, salute, istruzione, lavoro, aspettative di vita, stato sociale, livello di corruzione, la libertà, la fiducia nelle istituzioni ed il tasso di inclusione (considerando per la prima volta, pure la felicità degli immigrati). Sapete chi è il primo classificato? La Finlandia, seguita da Norvegia (era la prima l’anno scorso), poi Danimarca, Islanda, Svizzera e Olanda. L’Italia si è piazzata 47° (sale un gradino rispetto all’anno precedente). Gli Stati Uniti scendono dal 14 al 18 posto (afflitti da obesità, depressione e abuso di droghe) mentre il Canada è il primo paese non europeo in vetta alla classifica (7° posto). Veniamo invece al fondo della classifica: ultimo classificato è il Burundi ma la cosa davvero sorprendente è che in alcuni stati africani (Ruanda, Yemen, Tanzania, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana) la qualità della vita è nettamente inferiore a quella della Siria, stato tragicamente in guerra da diversi anni. Davvero da far riflettere… Leggendo questi dati mi venivano due considerazioni, una di caraterete più generale e la seconda più personale. La prima: nonostante tutto l’Europa ha “inventato” un sistema di welfare sociale che permette di coniugare, in maniera feconda, benessere materiale, protezione, assistenza e solidarietà. La recente crisi ha, secondo me, ulteriormente confermato, che, al netto di tutte le inefficienze, dei problemi e delle ingiustizie, che senza l’idea di uno stato sociale, ossia di una comunità che sa prendersi cura dei suoi membri, soprattutto se in difficoltà, diventeremo magari più ricchi ma non sono certo se anche più felici. Secondo: la ricchezza materiale è un ingrediente necessario per una vita serena ma forse non è l’unico criterio per generare felicità. Se è vero che essere più indigenti significa essere più infelici, non è detto che essere più ricchi significhi immediatamente essere più felici. Voglio dire che la felicità è una esperienza più complessa e profonda del semplice “avere soldi”. Lo dimostra il fatto che, con tutti le cautele del caso, la classifica della “felicità mondiale” non corrisponde esattamente a quella del PIL. Penso che ciascuno di noi ne faccia esperienza quotidiana: l’essere felici è qualcosa che nasce da un sentirsi a “posto” con se stessi, riconciliati con il mondo e con gli altri; quell’intuire di essere al proprio posto e che quel posto sia quello giusto. Forse la felicità nasce anche da riconoscere che siamo figli di un passato, di una tradizione e di una storia; è accogliere questa storia come parte integrante della nostra identità a partire dalla quale è possibile aprirsi con speranza e fiducia verso il futuro.

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com SOLO GLI STUPIDI NON CAMBIANO MAI IDEA? Se la politica diviene strategia, opportunismo, tattica, mimetismo e trasformismo, beh, allora si fanno il pieno di voti ma mi chiedo in che direzione si vada… Stamattina scopro che le olimpiadi a Torino nel 2026 sarebbero una grossa opportunità… ma come??? Quelle di Roma erano il male assoluto e queste diventano una benedizione? Ho l’impressione che in altri tempi, tempi in cui la politica manteneva una propria dignità ed un proprio valore, certe affermazioni sarebbero state accolte da una sonora risata e da una pernacchia generale. Ora invece una serie di dotti politologi ci faranno l’elogio del trasformismo, dell’adattabilità, dell’approccio camaleontico ai problemi.. Non so…magari questa è la nuova post-politica, (dopo la post- verità, la post-ideologia e non so che altro post-qualcosa) ma, se questo è, confesso che preferisco rimanere un uomo del Novecento, dove le cose avevano un loro nome ed un loro valore. E proprio a partire da questo valore ben presente era possibile fare accordi e negoziare, perché solo se sei forte della tua identità tu puoi permettere il lusso del dialogo. Se non sai chi sei, ogni apertura diviene tradimento, negazione, cedimento. Sono convinto che la logica noi-loro, amico-nemico, nasca spesso dall’insicurezza sulla tua identità ed il nemico esterno diviene il collante di una comunità che non ha ragioni proprie.. Mi si dirà che solo gli stupidi non cambiano mai idea… è vero… ma solo che non ha idee le cambia ad ogni batter di ciglia.. Se nessuno è tenuto al dovere della coerenza allora può accader di tutto; e questo onestamente un po’ mi spaventa.

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Classifica provinciale raccolta differenziata dei rifiuti: Lodi Vecchio con il 78,99% è al PRIMO POSTO tra i Comuni con più di 5mila abitanti (battendo città come Lodi, Casalpusterlengo, Codogno, Sant'Angelo). Nella classifica generale si piazza all'ottavo posto dietro a Comuni molto più piccoli.

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com GENIO FEMMINILE Ultimamente sto sempre più apprezzando un tratto del genio femminile: lo sguardo franco e acuto sulla realtà. Inizialmente pensavo fosse una caratteristica di alcune donne che conosco ma mi sto sempre più convincendo che in realtà sia una dote più diffusa e comune a tutto il gentil sesso. Non me la sento ovviamente di generalizzare ma ho la percezione che quando una donna guarda alla vita lo fa con un occhio franco, crudo, quasi cinico: non cerca alcun addolcimento della durezza delle cose, non vanta scusanti, non “indolcisce la pillola”. Lo sguardo di una donna è capace di sostenere la ruvidità del mondo e la dura crudeltà della vita. Mi sorprende sempre questa loro innata attitudine, forse perché è così lontana dal mio modo di sentire le cose. Mi rendo conto che frequentemente, e forse inconsapevolmente, di fronte a situazioni scomode o negative, la tentazione è di “alleggerire” la cosa, mitigando l’impatto negativo, cercando di vedere il bicchiere “mezzo pieno”, trovando scusanti, alleggerimenti… insomma ogni strategia per rendere il boccone meno amaro e rendere quella difficoltà più digeribile per la mia personalità un poco pavida. Per le donne (forse solo per alcune, non saprei…) funziona diversamente: esse sanno guardare alle situazioni sopportando la loro innata spigolosità, sapendo tollerare quanto di scomodo, brutto o indisponente esse implicano. Ci vuole coraggio e spregiudicatezza per riconoscere e sostenere che il bianco è bianco ed il nero è nero, senza attenuazioni o inutili mitigazioni. Solo la realtà dura e cruda, fissata con audacia ed ardimento, con franchezza ed autenticità, custodita e sfidata con una determinazione che forse solo una donna sa avere.

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RIFLESSIONI (di Marco Zanoncelli) qiqajonblog.wordpress.com UN NUOVO INIZIO? Ieri mattina ci siamo svegliati tutti in una nuova era politica: l’impressione non è solo della solita lista di vincitori e vinti ma che sia successo qualcosa di più radicale e profondo, qualcosa che assomiglia molto al passaggio politico del ’94. È emersa, che piaccio o no, una nuova classe dirigente, nuovi soggetti, nuovi protagonisti che saranno chiamati a guidare le sorti del paese per i prossimi anni. Non che questa legislatura si annunci essere molto lunga, a dire il vero… questi sommovimenti chiederanno tempi di sedimentazione graduali e progressivi e l’impressione è che, dopo questo piccolo terremoto, le carte della politica si rimescoleranno in un ordine che oggi è difficile prevedere. Il problema, come accade per ogni stagione di cambiamenti, è che non è per nulla evidente come procedere e come garantire un sviluppo al Paese sereno e non traumatico. Si naviga a vista, mettendo un piede dietro l’altro, tastando se il terreno regge o se qualche buca insidia il cammino. C’è tuttavia un immediato banco di prova per questa nuova classe dirigente: il senso di responsabilità nel garantire un governo al Paese. Voglio dire che chi ha vinto le elezioni (penso a M5S e Lega) guadagnando il 50% del consenso dell’elettorato, ha, non solo il diritto, ma direi il dovere di assicurare un guida la Paese, pagando anche qualcosa di “tasca propria” in termini di mediazione, dialogo, compromesso e confronto. Comprendo che l’esercizio del governo espone ai rischio che le molte promesse fatte (e sono state davvero molte ed impegnative) non trovino immediata soddisfazione, e che la gente chieda conto degli impegni presi. A volte la posizione di opposizione rende molto di più in termini elettorali che sporcarsi le mani, soprattutto in questi tempi non facili. Eppure questo non è né più né meno di quanto chiesto in passato ad altre soggetti politici: di mettere il bene del Paese prima del proprio e di sottoscrivere alleanze che sulla carta aggradano poco… Anche questo è fedeltà al mandato ricevuto: l’elettorato ha chiaramente indicato da chi vuole essere governato e costoro hanno l’obbligo morale e politico di farsi carico del destino di tutti…Ne saranno capaci?

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Al fine di consentire una più ampia partecipazione, l'edizione 2018 di "PULIAMO LODI VECCHIO" non si terrà domenica 18 marzo MA è anticipata a SABATO 17 MARZO alle ore 8.30, ritrovo in piazza Vittorio Emanuele II. Tutti i cittadini e le associazioni sono invitati a partecipare. Pubblichiamo la locandina dell'iniziativa. Buona giornata!

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